Lavorare al freddo: valutazione del rischio e misure di tutela per aziende e RSPP
Dopo alcuni anni in cui le stagioni invernali italiane sono state caratterizzate da temperature relativamente miti, il clima di questo inverno 2025-2026 ha riportato condizioni di freddo più intenso e prolungato rispetto alle ultime stagioni. Questa variazione ha portato l’INAIL a richiamare l’attenzione delle aziende sul rischio lavoro al freddo e sulle misure di prevenzione da adottare per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti a basse temperature.
Secondo studi sul rapporto tra temperature estreme e sicurezza sul lavoro, periodi di freddo intenso sono associati a incrementi degli infortuni correlati alle condizioni climatiche, inclusi quelli dovuti alla riduzione delle abilità motorie e dei tempi di reazione.
Negli ultimi anni, con frequenti inverni più temperati, la popolazione lavorativa ha progressivamente ridotto l’abitudine ad affrontare condizioni di freddo prolungato, aumentando la suscettibilità ai rischi da stress termico freddo e richiedendo un’attenzione specifica alla preparazione e alla prevenzione.
❄️ Cos’è lo stress da freddo
Lo stress da freddo si verifica quando l’organismo perde calore più rapidamente di quanto riesca a produrlo compromettendo le funzioni fisiologiche. Il fenomeno interessa principalmente i settori dell’edilizia e dell’agricoltura per le attività all’aperto, ma anche l’industria alimentare e farmaceutica per gli ambienti indoor artificialmente refrigerati, richiedendo strategie di prevenzione proattive e strutturate.
🧠 Impatto del freddo sull’organismo
Per proteggere gli organi vitali, il corpo reagisce al freddo attivando la vasocostrizione periferica e il brivido. Questo meccanismo di difesa riduce l’afflusso di sangue alle estremità, accelerando il raffreddamento di mani e piedi.
L’esposizione prolungata può causare:
- riduzione della destrezza manuale e dei tempi di reazione: una ricerca scientifica evidenzia come la destrezza manuale subisca un calo significativo quando la temperatura cutanea scende sotto i 22 °C, diventando critica sotto i 15 °C
- affaticamento, rigidità muscolare e dolori articolari
- ipotermia e congelamento nei casi più gravi
Tali condizioni non solo ostacolano solo le operazioni di precisione, ma espongono il lavoratore a infortuni da congelamento e a patologie croniche.
🛡️ Prevenzione e gestione del rischio
Fondamentale è l’aspetto organizzativo: la pianificazione dei turni deve prevedere cicli di lavoro-riposo in aree riscaldate, permettendo ai lavoratori di regolare il proprio ritmo. Questi interventi mirano a ridurre il tempo di esposizione e a garantire il recupero termico, minimizzando lo stress cardiovascolare e respiratorio imposto dalle basse temperature. Un altro aspetto importante è la formazione dei lavoratori sui segnali di allarme e sui comportamenti corretti da seguire oltre al monitoraggio delle condizioni climatiche e dello stato di salute del personale.
🧤 Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
I dispositivi di protezione individuale (Dpi) devono rispondere a rigorosi standard europei, come la norma EN 342 per il freddo intenso.
L’utilizzo di DPI adeguati è fondamentale per ridurre l’esposizione:
- abbigliamento termico a strati e traspirante: indumenti troppo stretti o umidi di sudore possono infatti accelerare il congelamento anziché prevenirlo;
- guanti isolanti che mantengano la sensibilità
- calzature antiscivolo e resistenti al freddo
- protezione per testa e collo
In un contesto di cambiamento climatico che rende gli eventi freddi più estremi e imprevedibili, l’adozione di DPI adeguati, unita a una formazione specifica dei lavoratori sui segnali precoci di ipotermia, rimane un pilastro imprescindibile della strategia SSL istituzionale.

